Uveggiando Enoteca Online|Clara Marcelli | “Raffa” Passerina | Docg Bio

CLARA MARCELLI - “Raffa” Passerina - DOCG BIO

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Description
CLARA MARCELLI
Marche — Piceno, Castorano (AP)
Fondazione 1992 (biologico) — radici familiari dagli anni '60
Generazioni 3ª generazione
Ettari vitati 14 ha (su 40 ha totali tra seminativo, oliveto e boschi)
Bottiglie / anno n.d. (produzione limitata)
Vitigni Montepulciano, Sangiovese, Pecorino, Passerina, Syrah, Grenache Bordò
Conduzione Biologica certificata — lieviti indigeni, no filtraggio, affinamento min. 3 anni
Tutto ha inizio con un atto di riscatto. Alla fine degli anni Sessanta, Giuseppe Colletta — mezzadro nelle campagne di Castorano, nel cuore del Piceno — riesce a comprare le terre che aveva coltivato per anni lavorando per altri. Un gesto di tenacia e di dignità, che avrebbe cambiato per sempre la storia di questa famiglia. Negli anni Novanta il figlio pianta nuovi vigneti, sempre nel rispetto delle varietà autoctone, e insieme alla moglie Clara Marcelli — il cui nome è rimasto come insegna dell'azienda — porta l'intera attività in biologico certificato nel 1992. Un filo conduttore che attraversa ogni generazione: mai un prodotto di sintesi sulla terra, mai una scorciatoia.
Nel 2005 viene costruita la nuova cantina. Oggi sono i fratelli Emanuele e Daniele Colletta, figli di Clara, a guidare l'azienda con la stessa filosofia e con la consulenza preziosa di Marco Casolanetti — il visionario della vicina Oasi degli Angeli — che ha aiutato a dare forma stilistica a vini già grandi per territorio.
I 14 ettari vitati a 280 metri di quota godono di un microclima unico: le brezze dell'Adriatico mitigano le estati, le escursioni termiche generate dai Sibillini costruiscono gli aromi. I suoli sono tufacei con zone argillose e arenaria ricca di fossili — una mineralità complessa che si sente in ogni vino. La filosofia produttiva è rigorosa: lieviti indigeni, fermentazioni spontanee, nessun filtraggio né chiarifica, affinamento minimo di tre anni prima del commercio. I contenitori cambiano a seconda del vino — acciaio, tini in legno, botti grandi, barrique usate, ovetti in cemento — perché ogni vitigno racconta meglio in un recipiente diverso.
La gamma è sorprendentemente eclettica per una piccola cantina del Piceno: accanto agli autoctoni Montepulciano, Sangiovese, Pecorino e Passerina, ci sono due etichette che stupiscono. Il Batatè — Syrah in purezza vinificato in acciaio e affinato 24 mesi in cemento — è un rosso compatto e speziato, profondo come il territorio da cui nasce, con 4 Viti dell'AIS. Il Ruggine, ancora più raro — 500 bottiglie l'anno da un clone di Grenache localmente conosciuto come Bordò, portato nelle Marche secoli fa da pastori sardi in transumanza — è un vino quasi da meditazione, quasi selvatico, figlio di un'uva di bassissima resa dimenticata dal tempo.
claramarcelli.it