Scegli 5 bianchi italiani, il sesto lo paghi la metà
MARIA PIA CASTELLI - "Amima" Marche Bianco IGT
Ritiro disponibile presso Montegranaro
Di solito pronto in 24 ore
C'è vini che nascono da un gesto di coraggio: acquistare una vigna difficile, rocciosa, quasi ostile, e decidere di ascoltarla invece di domarla. AMIMA nasce così, da un terreno di recente acquisizione a Falerone, nel cuore del Fermano, dove la famiglia Castelli ha scelto di lavorare una terra che non perdona le approssimazioni. Suolo roccioso, duro, che costringe le radici a scavare in profondità per trovare nutrimento — e quella fatica si sente, bottiglia dopo bottiglia, come mineralità secca e verticale.
Il vigneto è coltivato con una densità impressionante: 9.000 ceppi per ettaro, con soli due grappoli selezionati per pianta. Una resa drasticamente ridotta che concentra nelle uve tutta l'energia di quel suolo difficile. La raccolta avviene in piccole cassette, a mano, tra la fine di agosto e la metà di settembre, per preservare l'integrità di ogni singolo acino fino all'arrivo in cantina.
L'uvaggio è un trittico di vitigni autoctoni marchigiani in parti uguali: Verdicchio, Trebbiano e Malvasia di Candia. Tre caratteri, tre anime che Maria Pia Castelli ha scelto di affinare separatamente, assegnando a ciascuno il contenitore che meglio ne esalta la natura.
Il Verdicchio riposa nell'Uovo di cemento Nomblot: nessun angolo, nessuna sosta, il mosto in continuo movimento naturale che preserva la freschezza varietale e affina senza cedere legno. Il Trebbiano si affida al tonneau Taransaud, rovere francese di precisione artigianale, che aggiunge profondità e una trama tannica appena percettibile. La Malvasia di Candia sceglie l'ampolla di vetro Wineglobe: totale neutralità, massima espressione del frutto, nessun filtro tra il vino e chi lo beve.
L'affinamento dura 18 mesi, seguito da altri 4 mesi in bottiglia. L'imbottigliamento avviene a maggio, con la luna piena — un gesto che appartiene alla tradizione contadina marchigiana e alla sensibilità biodinamica della cantina. I lieviti indigeni guidano la fermentazione senza intervento esterno, lasciando che sia il territorio a firmare il vino fino in fondo.
Nel bicchiere AMIMA si mostra con un giallo dorato luminoso, con riflessi verdolini che ricordano le origini. Al naso è preciso e stratificato: fiori bianchi e frutta gialla dal Verdicchio, note di erbe aromatiche e un fondo agrumato dal Trebbiano, una carezza floreale quasi polverosa dalla Malvasia. Al palato è teso, sapido, con una spina acida che allunga il sorso e una persistenza che rivela la complessità del suo lungo affinamento.
Un vino da stappare con rispetto e curiosità. Ottimo con i piatti della tradizione fermana — vincisgrassi, brodetto di pesce dell'Adriatico, formaggi semi-stagionati — ma capace di reggere anche da solo, come oggetto di conversazione e di riflessione.
AMIMA, dal latino anima: perché questo vino non ha niente di casuale, e tutto di necessario.
C'è vini che nascono da un gesto di coraggio: acquistare una vigna difficile, rocciosa, quasi ostile, e decidere di ascoltarla invece di domarla. AMIMA nasce così, da un terreno di recente acquisizione a Falerone, nel cuore del Fermano, dove la famiglia Castelli ha scelto di lavorare una terra che non perdona le approssimazioni. Suolo roccioso, duro, che costringe le radici a scavare in profondità per trovare nutrimento — e quella fatica si sente, bottiglia dopo bottiglia, come mineralità secca e verticale.
Il vigneto è coltivato con una densità impressionante: 9.000 ceppi per ettaro, con soli due grappoli selezionati per pianta. Una resa drasticamente ridotta che concentra nelle uve tutta l'energia di quel suolo difficile. La raccolta avviene in piccole cassette, a mano, tra la fine di agosto e la metà di settembre, per preservare l'integrità di ogni singolo acino fino all'arrivo in cantina.
L'uvaggio è un trittico di vitigni autoctoni marchigiani in parti uguali: Verdicchio, Trebbiano e Malvasia di Candia. Tre caratteri, tre anime che Maria Pia Castelli ha scelto di affinare separatamente, assegnando a ciascuno il contenitore che meglio ne esalta la natura.
Il Verdicchio riposa nell'Uovo di cemento Nomblot: nessun angolo, nessuna sosta, il mosto in continuo movimento naturale che preserva la freschezza varietale e affina senza cedere legno. Il Trebbiano si affida al tonneau Taransaud, rovere francese di precisione artigianale, che aggiunge profondità e una trama tannica appena percettibile. La Malvasia di Candia sceglie l'ampolla di vetro Wineglobe: totale neutralità, massima espressione del frutto, nessun filtro tra il vino e chi lo beve.
L'affinamento dura 18 mesi, seguito da altri 4 mesi in bottiglia. L'imbottigliamento avviene a maggio, con la luna piena — un gesto che appartiene alla tradizione contadina marchigiana e alla sensibilità biodinamica della cantina. I lieviti indigeni guidano la fermentazione senza intervento esterno, lasciando che sia il territorio a firmare il vino fino in fondo.
Nel bicchiere AMIMA si mostra con un giallo dorato luminoso, con riflessi verdolini che ricordano le origini. Al naso è preciso e stratificato: fiori bianchi e frutta gialla dal Verdicchio, note di erbe aromatiche e un fondo agrumato dal Trebbiano, una carezza floreale quasi polverosa dalla Malvasia. Al palato è teso, sapido, con una spina acida che allunga il sorso e una persistenza che rivela la complessità del suo lungo affinamento.
Un vino da stappare con rispetto e curiosità. Ottimo con i piatti della tradizione fermana — vincisgrassi, brodetto di pesce dell'Adriatico, formaggi semi-stagionati — ma capace di reggere anche da solo, come oggetto di conversazione e di riflessione.
AMIMA, dal latino anima: perché questo vino non ha niente di casuale, e tutto di necessario.


